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Miele e api
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ULTIMA MODIFICA PAGINA: 16-12-09

L'alveare

 

Alveari ospitati in arnie razionali costruite dall'uomo, sormontate da melari

Le costruzioni delle api sono in cera, pendule, piatte e vengono denominate favi. Ogni favo ha cellette in entrambi i lati. Le celle possono contenere miele, polline o larve di operaia e di fuco ed in conseguenza possono essere di dimensioni lievemente diverse.
Durante l'inverno l'operaia, insieme alle sue compagne, forma una palla, glomere, e mantiene una temperatura interna fra i 24 ed i 30 anche se fuori è molto freddo. Vive un mese circa durante la bella stagione e fra tre e sei mesi durante l'inverno, questo per consentire di svernare e riprendere le attività.

Il nome affonda le radici etimologiche nel termine latino alvus ad indicare una concavità in cui le api costruiscono il nido.
La comunicazione fra gli individui è garantita dal contatto attraverso le antenne e dall'emissione di feromoni prodotti da una ghiandola addominale, con cui le api marcano l'entrata all'alveare ed in generale luoghi da segnalare alle compagne. E' garantita infine dalle danze di comunicazione.
Le api normalmente nidificano all'interno di un ricovero, costruendo abitazioni ceree pendule dette favi. Si tratta di strutture piatte, poste le une parallelamente rispetto le altre altre. Sono perpendicolari al foro di apertura all'esterno. Sono costituite da molteplici celle disposte su entrambe le facce. Nelle celle le api svolgono tutto il loro ciclo larvale ed immagazzinano miele e polline. La cera con cui sono costruiti i favi è secreta dalle ghiandole ceripare, poste nella faccia ventrale dell'addome delle api operaie. Perché la secrezione di cera avvenga è necessario che l'ape operaia si superalimenti con miele. La cera è secreta in fase liquida e solidifica in laminette sottili, le api operaie la afferrano con le zampe posteriori, la portano alla bocca con cui la lavorano e la pongono in opera. Durante la costruzione dei favi si afferrano le une alle altre in catena a formare numerosi festoni appesi. I festoni di api operaie ceraiole lavorano indipendentemente procedendo dall'alto verso il basso. Le celle sono costituite da prismi esagonali chiusi sul fondo da una piramide a tre facce rombiche, ciascuna delle quali costituisce un elemento del fondo di tre celle della faccia opposta del favo. Questa geometria corrisponde al volume massimo possibile delle celle e la cera utilizzata per costruirle è perciò ridotta al minimo necessario. La struttura così costituita presenta per di più una resistenza meccanica al massimo per il materiale impiegato... non a caso, in ingegneria, quando si ha necessità di una struttura leggera e nel contempo molto resistente, si ricorre al disegno a "nido d'ape". Sono inoltre disposte con l'asse lievemente inclinato dal basso verso l'alto in modo da impedire la fuoriuscita del miele.

Dettaglio di favi nuovi
Dettaglio di favi

Le celle sono di diverso tipo secondo il loro utilizzo: celle femminili per ospitare le larve di api operaie ma anche per immagazzinare scorte; celle maschili, per i fuchi, più grandi, anche queste utilizzate occasionalmente per le scorte; celle di adesione per incollare i favi alle pareti, spesso mischiate a propoli; celle di transizione, poste fra le maschili e le femminili utilizzate per le scorte; celle da miele e polline, più grandi, in genere poste alla periferia del favo. Altro tipo di cella, di forma e posizione diversa, è la cella reale: pendula, allungata a forma di ghianda capovolta.
Le api hanno realizzato una forma di condizionamento dell'aria. In estate le api operaie sventolano vigorosamente le ali per far circolare l'aria nell'alveare, ciò per far evaporare l'acqua in eccesso nel miele e mantenere una temperatura di 33 adatto all'allevamento della covata. Se il clima è troppo secco trasportano acqua all'interno dell'alveare per diluire il miele.
In inverno, quando il miele immagazzinato viene usato come alimento, si raggruppano insieme formando una "palla" detta glomere e producono calore mediante sfregamento delle ali e movimento attivo del corpo. I glomeri si formano ad una temperatura di 14 (o meno) e riescono ad innalzare la temperatura interna fra i 24 ed i 30 anche quando la temperatura esterna è intorno allo 0.

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